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L’ombelico del mondo, in mountain bike PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 06 Marzo 2009 13:30

Dapprima fu il gioco poi, il muoversi con gli amici poco più che bambini, poi l’agonismo, la gara magari svolta su una specialissima sotto il cocente sole di agosto, con l’asfalto che amplificava l’afa. Non un filo di vento, il silenzio rotto solo dal rumore delle catene

 

Dapprima fu il gioco poi, il muoversi con gli amici poco più che bambini, poi l’agonismo, la gara magari svolta su una specialissima sotto il cocente sole di agosto, con l’asfalto che amplificava l’afa. Non un filo di vento, il silenzio rotto solo dal rumore delle catene che roteavano attorno ai pignoni che ad ogni cambio di velocità saltavano impazienti sul rapporto più piccolo ad un gioco al massacro dei quadricipiti e a chi fra noi resisteva di più. La passione per il velocipede si ha come tatuata nel dna, dai capelli alle unghie dei piedi, non importa essere o meno dei campioni, ciò che conta è lo spirito di scoperta e di avventura con la bicicletta, in un angolo incantato di un passo del Giro d’Italia piuttosto che sulla costa della Corsica  o perché no, con noi sulle misconosciute Alpi Liguri e Marittime che come nessun altro luogo amalgamano sapori alpini e mediterranei, vallette nivali e barche a vela all’orizzonte nel vicino mar mediterraneo. Ecco che allora l’agonismo resta fra i dolci ricordi di gioventù, e vive più che mai dentro di noi la voglia di partire da un luogo ameno, goduto la sera prima con il calore degli amici di fronte ad una cena tipica per ripartire il mattino dopo di buon ora con un occhio al terso cielo alpino e l’altro sulla bomboletta dell’olio che cade goccia a goccia sulla catena. Ma attenzione però mai farsi prendere dalla smania di guardare avanti senza voltarsi, senza capire ed apprezzare il cammino svolto, come una parodia concentrata della nostra vita stessa in quanto come nella vita si rischierebbe di non assaporare il bello vissuto e la fatica valicata. Le Alpi Liguri in questo frangente , nel voltarsi un attimo indietro, indicheranno chiaramente come tra una curva e l’altra può cambiare il nostro cammino, lasciando versanti colmi di ulivi in odore di mare a pareti grigie e fredde incombenti sul nostro tragitto. Le ruote delle nostre MTB solcheranno sentieri stretti  e tecnici, strade larghe e intrise di storia, mulattiere antiche ancora colme della fatica di tenaci montanari, senza mai trovare le masse impazienti accalcate alla partenza di una funivia, senza mai attraversare luoghi strappati alla natura alpina da onnipotenti guizzi di egoismo  umano che tutto vuole trascinare alla di tutti portata. Questo è il dolce pedalare sull’anello del tour dei forti, piuttosto che al Viru de Marghe tra pascoli e mare. Pensiamoci bene, l’alpe divide le acque, ma è sempre stata utilizzata prima dell’avvento dei motori come itinerario per giungere ad altri. Salendo il versante si perviene al crinale in poco tempo e di lì la discesa alla meta senza aggirare con infiniti viaggi i monti da noi ammirati, rispettati. Ciò che i montanari faceveno per campare, per gli scambi commerciali ora noi lo ripercorriamo come un rito antico con le nostre MTB nella relatività delle cose, dello spazio, e dei tempi. Il pericolo, la gabbia che intrappola troppo spesso le nostre menti è chiusa nelle nostre stesse menti e viaggiar per questi monti farà crollare ogni barriera innalzata dalla nostra routine. L’ombelico del mondo è qui.
 
Erik Rolando

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Marzo 2009 13:35